martedì 7 marzo 2017

Il Ritorno del Re: Atto II



<<Perchè non lo hai fatto? 
Perchè non mi hai distrutto?>>

Quelle parole piene di calore traffigono l'animo spezzato della Regina.
Nella sua condizione Immortale, una scintilla di umanità emerge: quelle parole hanno smosso qualcosa dentro di lei che affiora in un sospiro sentito, rivolge uno sguardo lontano sciogliendo quella maschera d'impenetrabile apatia, fa un mezzo giro su se stessa protendendosi per stringersi a lui, il corpo è gelido ma sono le loro esistenze ad intrecciarsi nuovamente in quella danza profonda il resto si dissolve come una coltre di nebbia.
La corporatura del Re è possente, un guerriero temprato da difficili battaglie e sfuggente come il vento: alto, spalle larghe ed un girovita importante ma nell'insieme, ritrae quell'ideale di bellezza di un antico gladiatore romano, come piace a lei che invece è esile, fragile come una fata, così facile da spezzarsi.
Le labbra scarlatte rivolgono un caldo sussurro al suo orecchio, i capelli lucenti come nastri di seta ondeggiano lasciando quella fragranza di fiore caratteristico della sua stirpe sotto il suo naso.
<Dopo immense difficoltà, finalmente ho trovato...> la voce si spezza dall'emozione, si scosta affinchè gli occhi scuri di lei anneghino in quelli abissali di lui fino a che il suo fascino imprigiona il Re alla sua volontà, non c'è traccia di ostilità nel viso perfetto di lei, solo un immenso dispiacere che si tramuta in occhi lucidi, nessuna lacrima tuttavia righerà le guancie marmoree di lei.
Inaspettatamente, il volto del Re cambia...
Gli occhi vengono spalancati, quasi di paura, il viso si deforma da un dolore che diventa prima inconsapevole ma si legge bene quell'idea che sboccia lentamente nella sua mente.
Il sangue gocciola dal suo petto, una lama ha penetrato la carne e la mano è proprio quella della Regina che non ha esitato a piantare quell'arma in lui.
Quell'inganno cade lasciando che gli occhi si caricano di una rabbia rimasta sopita e il sorriso si dipinge compiaciuto.
<Ho trovato l'amato dopo un'interminabile cercare e tu mi hai tradito> la rabbia rimane impressa nel suo viso ma il suo tono è piatto come una tavola.
L'elsa viene lasciata e lui cade dritto a terra mentre il petto si riempe di sangue che improvvisamente si annerisce, le vene pure diventano visibili facendosi nere, ha quella sensazione di soffocamento e allunga il braccio nel mimare un aiuto.
Lei è impassibile e trova piacere nel negarglielo, infine si immobilizza completamente.

<Perchè distruggerti sarebbe stato troppo semplice, indolore per te dopo ciò che mi hai provocato.
Dopo ciò che hai voluto io provassi in questo cuore gelido.
Ho dovuto trovare il modo per riuscere piano piano a farti a pezzi rimanendo cosciente e farti soffrire nel posto che io ti ho dedicato, nel capolavoro della mia vendetta e rimarrai li finchè non mi riterrò soddisfatta> gli risponde 

<Il problema, per te, è che io porto rancore per l'Eternità>

La fragile fatina prende per il piede l'uomo possente che senza difficoltà se lo trescina fino infondo al corridoio, apre una delle tre porte per trascinarcelo dentro e quieta, lascia che si richiuda alle sue spalle.

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