lunedì 30 gennaio 2017

Eva - Atto I


[Pergamena giallognola, rapida scritta, profumo di rosa]

Eva
Svestiti di ogni pensier
svestiti di quella sciocca moral
svestiti delle sue credenze.
Nuda su codeste assi di legno
febbricitante lascia che l'Arte scorra in te.
Lasciala entrar
lascia che sfiori le corde della tua anima
lascia che rompi la tua forma in cui ti sei sempre specchiata
lascia che si plasmi e faccia di te il suo Dio su cui veicolare nuove opere d'Arte.


Lasciati andar Eva
Scivola da me, non oppormi resistenza. 

Lasciami entrare.

A.

mercoledì 25 gennaio 2017

Il cargo maledetto - Atto III [Conclusivo]




La luce chiara non illumina abbastanza la nave per permettermi di vedere con chiarezza ciò che mi trovai alle spalle....

Riuscii ad inviduare solo una creatura ingobbita che mi scrutava attentamente con degli enormi e terribili occhi rossi.
Rimasi immobile dal terrore che mi scorreva nelle vene, gelandomi il sangue.
Un marinaio, intento al suo lavoro notturno, urtò la creatura cadendo da una botola lasciata aperta.
Successe tutto in un attimo.
La creatura si lanciò contro l'uomo, gli divorò il collo con delle fauci enormi e leccando il sangue che fuoriusciva a schizzi dalla giugulare recisa macchiando il suo corpo oscuro e deforme.
Alle grida soffocate della povera vittima, accorsero altri membri della ciurma e poi... poi non riesco a ricordare altro.
So solo che mi ritrovai a poppa, con le urla a rimbombarmi in testa, a cercare le armi dentro la stiva con disperato affanno. Le mani mi tremavano al punto da non riuscire ad afferrare le spade. Tornai, sebbene quasi incapace di reggermi sulle mie stesse gambe, al luogo del delitto, ma la creatura era di nuovo scomparsa.
Dieci uomini giacevano inermi a terra in un lago di sangue fresco che brillava sotto alla fredda luce argentata della luna piena. Non ero in grado di distogliere gli occhi dai loro corpi, martoriati e immobili, fino a quando, un marinaio non si decise a coprirli con dei teli, in segno di rispetto.
Non saprei quantificare il tempo che rimasi in piedi a fissare quelle stoffe; il primo dettaglio che ricordo è il sole che mi accecava gli occhi.
Doveva essere mattina inoltrata oramai.
Mi diressi velocemente al mio timone, per dare le solite direttive alla nave, ma lo feci in modo incerto trapenaldo sia paura che stanchezza e incredulità.
E adesso?
Forse avrei dovuto cercare nuovamente la creatura. Avrei dovuto accertarmi che fosse davvero scomparsa. 
Ma non feci nulla. 
Nulla.
E ora eccomi a scrivere queste memorie, perché so che la notte è vicina e so che quel mostro tornerà.
Mi trema la piuma nello scrivere queste poche parole, ma non conosco modo altro per calmarmi, se non questo. Non posso convincermi ad uscire dalla mia cabina, il mio fiuto non me lo permette, ma ho deciso di legarmi al timone, per impedirmi la fuga in mare.
Non potrei tornare dalla mia amata da codardo. Non riuscirei a guardarla in quel fiume verde che sono i suoi occhi immensi.
Nessun capitano lascerebbe mai la sua nave.
Se dovessi morire in seguito a questa notte, desidero solo che Lily possa sapere che l'amo. Vi prego, fatele sapere almeno questo. 

Pergamena di pregiata fattura allegato al Diario di Bordo...

All'attenzione di Lady Alecto W. Woodville
 
E' stato ritrovato il vascello proveniente dall'Oriente, al suo interno l'intero equipaggio è risultato defunto e il cargo scomparso.
Misteriose sono le notizie inerenti a queste morti di natura violenta e si sta procedendo per un'indagare sull'accaduto.
Un'accurata attenzione nei riguardi del diario di bordo potrebbe chiarire almeno in parte l'atroce maledizione che si è abbattuta sull'imbarcazione.
Dettaglio agghiacciante riguarda il capitano della nave, trovato completamente martoriato e legato al timone nella sua cabina. Tra le mani stringeva un anello con uno smeraldo.
Comunichiamo inoltre la premutra dipartita di Gulliver James Northfolk trovato assassinato nel salotto della sua residenza a Southampton.

Ossequi illustri
Jerome Durieme Fonnet
Gendarme di Southampton

sabato 21 gennaio 2017

Il Fremito nella Forza > il Ritorno del Re - Atto conclusivo inizio Atto I


Prelude: la Contea di Blacksbury
Blacksbury è la zona più vecchia della città di Laddington. 
Un intricato groviglio di vie che si intersecano a disegnare un labirinto, gli edifici sono ammassati fra loro per fondersi in un tutt'uno, in un'amalgamarsi soffocante che esprime unità come il popolo di Blacksbury fa per difendersi da coloro che vengono da fuori, da quella sobrietà e bigottume che non hanno mai sposato e ne saputo giocare tanto bene alle sue regole prima di finire torturati, uccisi, emarginati o reietti. 
Non importa di quale casta sociale appartieni.
Blacksbury coltiva in seno il seme del Male: la tentazione, il peccato e il libero pensiero. Tutte cose condannate dalla società attuale per la quale c'è la morte per coloro che si sottomettono. Qualche Nobile "Eroe" stanco di tanto sangue versato, a cui sta a cuore le sorti di queste persone "perdute", si è levato a sacrificio di tutto ciò che in questo momento può esistere. Un angolo in cui la "feccia" può essere allontanata dalla gente virtuosa e perbene, circoscrivere il "problema", proteggerli dagli strani pensieri che la "gente di Blacksbury" possono ispirare e spingere a fare con l'esempio. Anche loro hanno delle Leggi ferree a cui sottostare, infondo...

... chi fa parte di Blacksbury sposa uno stile di vita e di pensiero per la quale, non conosce altro modo di vivere per appagare un modo d'esser poco morale rispetto a canoni troppo rigidi per sopportare e sopravvivergli a lungo...

E' una questione di sopravvivenza. Fuori da ciò che Blacksbury offre, non si riesce sopravvivere se non soffocando se stessi, le fiamma del rogo e dell'eresi, rimangono una consapevolezza indelebile nell'animo di queste persone. Blacksbury è la salvezza da una vita condannata da quando ci si accorge di essere nella perdizione eterna e di non poterne fare a meno.

L'Eden di Blacksbury
Esiste un luogo di cui tutti sono a conoscenza ma nessuno ne parla e ne osa pronunciare il suo nome. Nel cuore di quel labirinto che si diramano come arterie pulsanti, c'è una porta diversa da tutte le altre, sopra c'è una lanterna che irradia una luce rossa e che qualche temerario lo appella come "Red Light". Per arrivarci, bisogna essere accompagnati da qualcuno che lo conosce per evitare il rischio di potersi perdere in quel labirinto sorvegliata dalle Sentinelle di Blacksbury, noti come malavitosi per controllare che il delicato equilibrio interno ed esterno non possa essere infranto. Oltre a quella porta, è l'Eden che si mostra dinnanzi all'occhio mortale, un mondo lontano dalla realtà e dalla miseria, fatto di lusso, eccessi e silenzi... perchè nessuno entra nell'Eden con il proprio volto scoperto e la propria identità, ci si cela dietro ad una maschera ed un'identità fittizia che a volte, ricalca il nome di un fiore o di un animale, per proteggersi da qualche ospite che ancora, non ha intuito le regole di questo particolare gioco che si chiama Omertà.

Il Ritorno del Re  
La sera è appena calata e l'oscurità ha avvolto la città sopita nella neve, quel Fremito che scorre nel suo sangue lo ha condotto proprio li, davanti a quella porta con la lanterna rossa che illumina il vicolo. La mano guantata che si porta sulla maniglia per schiuderla ed entrare, l'uomo fa scivolare via il mantello per porgerlo al lacchè che di ricambio, offre la mezza maschera che porta sul viso a celare in realtà ben poco. I capelli sono medio lunghi e neri come la notte, legati da un nastrino del medesimo colore per lasciare scoperto il viso ovale dall'incarnato olivastro, le sopracciglia armoniose a gettare una leggera ombra sugli occhi neri decisi e magnetici, un bel naso a disegnare un profilo elegante su labbra non molto grandi ma carnose circondata da una barba folta e fitta ma ben curata, discretamente lunga senza sformare la linearità del suo viso, anche se la preferisce farla allungare. L'eleganza del suo modo distinto di fare che è pregna la sua essenza, vestito in modo elegante di un grigio scuro assieme al panciotto che snellisce la sua figura prima che lo sguardo vada a soffermarsi su di lei, la Regina di quell'Eden perduto.
Involontaria la scintilla che percorre gli occhi di lui e che la sua mente tenta disperatamente di sminuire un sentimento che lo scuote, quel sorriso involontario che tenta invano di nascondere per avere sempre il controllo, sempre quel buon gusto che lo schiavizza, la sicurezza che traballa e che ostenta per avvicinarsi a lei in modo silenzioso, in un modo tutto suo di cui lei non può farne a meno.
La Regina rimane impietrita nel vederlo, quella statua vivente che nell'attimo in cui incrocia il suo sguardo riaffiorano ricordi, la sua natura immortale così annoiata e sopita che si risveglia e avampa quando il braccio circonda la sua vita e il suo viso si accosta a quello di lei per baciarla sulla guancia.
Quanto gli è mancato il suo odore? Socchiude lo sguardo per sentire quelle gelide labbra posare sulla guancia di lei, un sussulto nell'animo mentre le dita stringono la spalla appoggiata li per accompagnare la sua vicinanza.
<Come stai cara?> si scosta nel sorriderle guardandola verso il basso
<Avrei dovuto distruggerti quando avevo la possibilità Anthony> si specchia nei suoi occhi <ma l'Immortalità sarebbe divenuta così noiosa senza una vendetta da coltivare, senza un fuoco da spegnere o da domare...>
Lui le sorride divertito <La tua sincerità è fonte di apprezzamento... mia cara>...

giovedì 19 gennaio 2017

Io dentro di te: Atto II


Gemiti di piacere fendono l'aria come lame roventi.

La donna subisce il desiderio dell'uomo che distrugge la sua opposizione, con il suo fascino s'insinua feroce prima nella sua mente e poi nel suo spirito fino a concedersi nella carne e lei si trova così, spogliata della sua integrità, della sua purezza, delle sue credenze per addentrarsi nel mondo delle tentazioni della carne.
La pelle inviolata assaggiata dalle mani di un uomo vissuto che ne pregusta ogni centimetro, la sua purezza strappata via dalla virilità che si insinua nella carne per godere appieno del prelibato bottino conquistato.
I capelli biondi dispersi per quelle lenzuola di seta sciolti da quella rigidità apparente che la società impone, i rivoli di sangue che sgorga dalle sue gambe che ne evidenzia il passaggio all'essere donna anzitempo e fuori dalla benedizione di Yeshua.
Quell'odore metallico che lo raggiunge, le iridi si tingono di una luminescenza sinistra e la testa cade sul suo collo dove la vena portante pulsa con incalzante decisione. I canini vengono sguainati infine e il membro ritratto, spalanca la bocca per penetrarla nell'unico modo che lo fa sentire appagato.
L'unico modo per attenuare quella dannazione eterna.
La pelle del collo giovane lacerata, zampilli di sangue vivo che irrorano il palato che finisce giù lungo la sua gola, lo spirito agitato che si aquieta mentre continua a morderla più volte lungo tutto il suo corpo, persino in quel seno acerbo mai stato sfiorato.
La donna spalanca gli occhi terrorizzati prima ma si tranquillizza poi per l'effetto malefico che quel morso ha nel suo animo, che la fa sentire innamorata, che le fa percepire quell'orgasmo di sensi al di sopra di ogni straordinario amante che potrebbe incontrare nella sua breve esistenza....  che termina in quella notte azzardata scivolando nell'oblio, sotto la brama di un diavolo nascosto da intrigante aspetto.
L'inganno per eccellenza.

Il Fremito nella Forza: Atto II

Musica: Ascoltami

V'è oscurità tutto intorno.

La fiammella della candela arde costante, la sua luce viene proiettata su un riflesso per direzionarlo su quelle assi di legno vissute.
Due maschere bianche emergono su una forma umana irregolare, tipico dettaglio della personalità che lo indossa.
Uomo o donna... non è dato comprenderlo.
Maschere elaborate della più pregiata fattura artistica dalle rifiniture dorate su una veste che straborda... in un trionfo dell'eccesso e frivolezze.
Le braccia si aprono leggere ed eleganti per porgerle in posizione di dialogo, pronto per afferrare un momento che si fa attendere, si esibisce dinnanzi ad un pubblico gremito di vuote presenze.
Quel silenzio più totale che distilla il più potente dei suoi rumori, inquieta lo spirito, la personalità che affolla il palco si muove seguendo un discorso che non c'è.
La ricchezza del niente. 
Si ferma d'improvviso arrestando la sua arte, si guarda attorno verso un punto imprecisato facendo scomparire la magia di un'emozione carica di superficiale vuotezza.... e il fremito scorre dentro di lui, la mano che si porta alle maschera per togliersela e scagliarla verso un punto imprecisato lasciando che l'oscurità inghiotta l'oggetto della sua identità.
L'essenza di un volto che nessuno conosce, le dita che si toccano con possessività quel viso dalla quale n'è attratto, che nessuno è degno di poterlo vedere ed ammirare.
Appartiene solamente a se stesso.
Si tocca ancora, le dita scorrono per toccarsi le labbra che si schiudono nelle immagine che il fremito dona al suo essere.
Si muove così nel suo Tempio, il solitario Dio o la Dea di un mondo di sogni illusori.

Dream Theater
 

mercoledì 18 gennaio 2017

Il Fremito nella Forza: Atto I


Un fremito scorre nella Forza

...del Sangue Eletto.
La Regina Rossa discende le scale di quel tempio neoclassico con espressione dura, quasi infastidita, l'effige della storia del suo popolo raffigurata fra un'arcata e l'altra dagli stili più diversi che hanno caratterizzato i secoli...

Al centro, l'unico gioiello di famiglia custodita in una maestosa bara di vetro dove giace addormentata.
La Regina Bianca.

L'antichità impressa sul viso perfetto di colei che ha i tratti di chi ha superato l'adolescenza, la pelle statuaria come quella della Regina Rossa, i capelli corvini sciolti in una cascata di un nero lago lucente, il vestito bianco come la sua pelle e la sfumatura rosso sangue che copre il morbido tessuto della gonna, stessa cosa per i guanti.
La Regina Rossa estrae un pugnale lucente e con tutta la forza che ha, da addosso alla maestosa bara nella quale.... la lama si spezza lasciando inscalfita la bara.
<tin tin tin> la lama continua a correre e a battare sul pavimento di marmo fino a fermarsi del tutto.
La Regina Rossa guarda la bara con disprezzo prima di voltarsi e andarsene...

lunedì 16 gennaio 2017

Il cargo maledetto - Atto II


Diario di Bordo - Pagina 12

Un'altra notte sta per raggiungerci e il panico tra i miei sottoposti dilaga, implacabile.

Nonostante i miei numerosi anni di servizio, non sono pronto per quello che sta accadendo sulla mia nave. Forse al porto, qualcosa o qualcuno si è unito a noi ed ora sta gettando un'ombra sulla ciurma.
Mi ritrovo solo nella mia cabina, con la coscienza sporca e il cuore agitato, a sperare con ogni spasmo del mio corpo che tutto possa dissolversi così com'è iniziato. Dovrei essere sul ponte insieme ai miei uomini, a lottare contro l'oscurità che ci sta inghiottendo con ferocia e invece eccomi qui, a stringere tra le mani questa piuma, intento ad annotare i fatti che forse nessuno leggerà mai. La mia mente turbata necessita di questo attimo di pace, questo momento di lucidità, per ricordare gli ultimi avvenimenti e convincermi di non essere impazzito.
E' iniziato tutto due notti fa, quando, come mio solito, avevo abbandonato la mia postazione vicino al timone, per lasciarmi andare ai pensieri filosofici sotto le stelle. 
Non sono un uomo acculturato, ma profondo sì.
O almeno, queste erano le parole che mi rivolgeva la mia amata. Infatti, in realtà, quei fili di pensieri tanto impegnati finiscono sempre per terminare in un'adorazione pura della bellezza di colei che faceva battere il mio cuore.
Finito il viaggio, la sposerò. 
Frugo, come sempre, nella mia tasca destra per toccare l'anello – dorato con al centro una piccola pietra di smeraldo - che le ho comprato per la proposta di matrimonio prima di questo viaggio. Mi è costato la metà dei risparmi che ho accumulato in una vita intera e ancora tremo al ricordo di quell'enorme spesa. Nessun gioiello sarebbe stato più adatto alla mia donna. Ella, infatti, aveva gli occhi del colore della pietra che ho scelto e la sua bellezza non può essere sminuita da un oggetto di poco valore. Deve essere il più prezioso e lo è. Mi ripeto, stringendo l'anello nella mano, le parole che tanto mi sono preparato a pronunciarle e conto i giorni che mi separano dal ritornare da lei.
Quella sera, però, il mio rituale venne interrotto da un urlo agghiacciante, che quasi mi fece cadere dalla sgabello per lo spavento. Mi voltai verso la sorgente di tale rumore, mentre alcuni marinai mi lanciavano sguardi confusi, in attesa di qualche mia direttiva.
Un altro urlo mise tutti in agitazione, turbando gli animi anche del più impavido.
Mi affrettai ad entrare, seguito da due dei miei uomini, armati di pugnali, nella cabina adibita al trasporto di merci. L'oscurità avvolgeva tutto e non riuscimmo a vedere nulla di strano, fino a quando, accendendo una lanterna, non trovammo due marinai stesi a terra, immersi in un lago di sangue, che gli sgorgava da delle ferite disumane in piena vista sui loro colli. Controllai ogni angolo di quel luogo maledetto, alla ricerca di quello che non poteva che essere un animale, inserito, in qualche illegale modo, tra la merce da trasportare. Ma nemmeno nelle casse trovai nulla, sebbene rimasi sorpreso dal contenuto di quest'ultime: terra. 
Unicamente terra.
Mi chiesi a cosa potesse servire dell'insignificante terreno, che sembrava non possedere nessuna caratteristica particolare. Dopo aver indagato su quell'orrendo omicidio, interrogando gli uomini che più conoscevano i defunti, non potei che ammettere che non vi era nessuna spiegazione logica a quanto si era appena verificato. Sapevo che, se avessi condiviso questa mia incertezza con la ciurma, avrei dilagato il panico, quindi mi limitai a far girare la voce che avevo delle idee circa l'accaduto, ma che prima di riferirle era mia intenzione esserne certo. Ero tornato alla mia postazione di capitano, dirigendo la nave verso Oriente, assicurandomi della rotta, tentando di liberare la mente da quell'orribile immagine dei corpi martoriati, ma ogni tentativo fu vano. Riuscii ad appisolarmi solo quando la rotta era stata stabilita e per un po' non ci sarebbe stato bisogno del mio intervento, fatto che avvenne alle prime luci dell'alba. Dormii, tormentato da incubi strazianti, per qualche ora, fino a quando il sole, ormai forte e caldo, mi destò dal mio supplizio.
Con il tepore del giorno, la paura della notte precedente sembrava essersi in parte sopita.
Gli uomini avevano ripreso i loro incarichi, sebbene fosse evidente il clima di misteriosa incertezza che aleggiava nell'aria.
Mi decisi a ricondurmi nel luogo dell'assassinio, speranzoso di venir a capo di questa tediosa situazione.
Il pontile della nave era illuminato e il cielo azzurro, privo di nuvole, mi rischiarò il cuore.
Dentro la cabina, però, anche di giorno non trovai nulla che potesse condurmi alla morte dei miei uomini. I contenitori che avevo aperto giacevano come li avevo lasciati, mentre altri, chiusi e di proprietà privata, troneggiavano in un angolo, quasi beffandosi di me. Ero certo che nessun animale avrebbe potuto liberarsi dai catenacci che racchiudevano quelle casse e quindi evitai di ordinare ai miei uomini di aprirle con la forza. Tornai sul ponte, per farmi carezzare dal dolce calore del sole, e tornai a pensare alla mia donna. Le morti erano più importanti, è vero, ma la mia mente era volubile e l'immagine della graziosa amata riusciva sempre a vincere sul resto. I mozzi presero a pulire la superficie di legno della nave, passandomi accanto e scuotendomi dalle mie riflessioni. Dovevo recarmi nuovamente alla mia postazione di capitano. Sospirando, entrai nella mia cabina, appoggiandomi al timone, per poi girarlo quel tanto che bastava a virare l'imbarcazione verso la sua rotta. L'Oriente non era lontana. Nel giro di pochi giorni l'avremmo raggiunta e saremmo stati felici nelle nostre abitazioni.
La sera, però, era in agguato.
Sono torno sul pontile, sotto la luna, completamente rinfrancato dalla giornata tranquilla appena vissuta. Doveva essere stato un caso quella della notte precedente, probabilmente qualche bestia randagia che poi, per la paura, era corsa fuori e magari era caduta in mare.
Sì, doveva essere andata proprio in questo modo.
Accarezzai la superficie dello smeraldo, immaginando gli occhi della mia dolce Lily quando l'avrebbe visto.
Non desideravo altro che lei.
Un rumore alle mie spalle mi costrinse ad interrompere quella soave visione, facendomi voltare lentamente, ancora intontito dai miei sentimenti. La luce chiara non illumina abbastanza la nave per permettermi di vedere con chiarezza ciò che mi trovai alle spalle....






mercoledì 11 gennaio 2017

Il destino del Forestiero - Atto I




Contea di Nottingale
Nottingale è il trionfo dell'apparenza. 
La vittoria della moralità. 
Le palazzine affiancate l'un l'altro traboccano di quell'architettura elaborata in schiaffo alla miseria, nemesi per eccellenza di Blacksbury dove germoglia il seme dell'eresia, dell'anarchia e la decadenza morale. Le grandi vetrate sono occhi vigili che osservano la via commerciale per eccellenza: botteghe aperte fino a notte tarda per soddisfare l'appetito insaziabile di borghesi e nobili esigenti d'abbondanza materiale. La neve è un tappeto bianco che rotola fino ai piedi di colei che cattura con innaturale spietatezza il cuore degli uomini e proprio laggiù, nel riflesso degli occhi del corvo che vola nel cielo nero, il giovane forestiero inciampa proprio su di lei, la creatura più bella di tutte le Regine e la più letale di ogni mostro leggendario. Si trova proprio li, davanti a tutte le sue sventure, la più desiderata fra tutte le fortune. Le parole scorrono mute e sorde alle emozioni del cuore che trabocca come una ferita di spada, annegano sotto alla fragile cortesia della donna, la mano bianca di lei che sventola un fazzoletto rosso, la via verso il paradiso...
<Seguimi... dove l'uomo conobbe la Tentazione oltre al Paradiso>

Sito Teatro: Cliccami
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martedì 10 gennaio 2017

Il cargo maledetto - Atto I


Contea di Castelville: Il portone di Woodville Castle è stato spalancato da Mr Goodive, interrompendo la mia vestizione serale per partire alla volta del primo incontro organizzato fra l'Ordine dei Guaritori e la Cancelleria Reale. E' arrivato in un'evidente stato di preoccupazione, il viso madito di sudore, gli occhi sgranati e il fiato corto. Quanta strada ha fatto quella missiva affinchè potesse raggiungere le mie mani, quel ragazzo ha attraversato terre e mari per arrivare fino a li. 
Ligio nel suo dovere.
Doveva essere importante.
Il sigillo si spezzò sotto le mie dita così pallide...
Gli occhi scorrono frenetici nel leggere il contenuto.
Il cargo è sparito.
Di nuovo.
Questa volta si è preso anche il caro amico Gulliver, ucciso nella sua residenza patronale a colpi di daga.
Morte, ancora una volta, dentro di me e attorno a me.
Delle 5 navi che hanno lasciato la costa sud dell'Inghilterra, solo una è arrivata a destinazione, la nave si è scontrata al molo rischiando la vita di molti innocenti e qualcuno è salito a vedere che cosa sia successo e in queste righe vibranti leggo paura e un certo carico di superstizione.
Ancora.
Questi sono i documenti che ho ricevuto:

Diario di Bordo - Pagina 12....

lunedì 9 gennaio 2017

Il Risveglio di un Antico Potere - Atto II



Contea di Paddington: il cielo grigio piange fiocchi di ghiaccio e si posa silenziosa sul manto di neve che dalle colline scende fino al villaggio irlandese. Il forestiero infreddolito nel suo mantello consumato in cui cela con gelosia i suoi pochi averi, si perde per finire in quelle casupole di legno e paglia dalle ante chiuse per proteggersi dal gelo che si è esteso per tutte le contee lasciandolo solo in mezzo a quello scenario da dipinto che Laddington si mostra ad una prima occhiata. Un sinistro presagio imprigiona i suoi sensi, annegando la ragione nella paura. Gli occhi azzurro cielo si sgranano spasmodici alla ricerca dell'origine di quella sensazione, si scontra con la visione di quel mantello pesante color rosso scarlatto, ad avvolgere le membra di un uomo vestito di una lucente armatura rossa come il fuoco e sul petto scintilla l'effige del drago inciso in rilievo. Lo Sconosciuto volge la testa, rivela un'espressione malinconica e così umana da non poter lasciare spazio ad altre idee anche se quel senso di paura rimane presente nell'animo del giovane forestiero. <Lieto Pomeriggio buon uomo> una tono rassicurante e carezzevole <Laggiù può trovare la Taverna irlandese per il riparo da questo freddo spietato> la voglia di dialogare, di sorridere a quel giovane ignaro di chi si trova al cospetto, è tanta. Un cenno del capo e poche parole prima di fuggire in quella Taverna indicata con un sorriso stampato per essere stato aiutato in fin dei conti. Il caldo lo investe appena entra e si ritrova ad allietarsi con l'allegria irlandese da ballate sconcie che ne anima il posto. I suoi occhi incrociano per sbaglio un dipinto abbandonato con l'identità del tipo incontrato pochi istanti fa. Si siede sullo sgabello indicando il quadro <Non sapevo che fosse così importante, l'ho incontrato pochi istanti fa e mi ha indicato questo posto> Anne, la donna che gestisce la Taverna irlandese, ricordata sopratutto per avere la taglia di seno più grande di Laddington, getta un'occhiata al quadro e al forestiero sbocciando in una fragorosa risata <Il gelo ti ha fritto la mente?> lei non ci crede <Henry Edward Charnwood> è fiera di pronunciarlo <E' il Paladino di Laddington che 500 anni orsino ha difeso il confine dall'invasione scozzese. Quell'uomo si che sa fare rivoluzioni!> la ragione per cui piace tanto agli irlandesi <E' una leggenda nota da queste parti, non lo sai?>

domenica 8 gennaio 2017

Io dentro di te


Contea di Blacksbury: il respiro caldo dell'uomo preme con violente affanno sulle labbra voluttuose della donna. Gli occhi colmi di desiderio ricercano quelli neri magnetici di quella creatura dalla quale il suo animo si lascia schiavizzare con trasporto. Un sottile gioco al massacro che piega le sue emozioni in un groviglio di potere che la donna esercita in modo naturale, priva di qualsivoglia impegno, la mano bianca come la neve che si appoggia con delicatezza sul cavallo rigonfio in attesa di esplodere sotto alle sapienti attenzioni di lei su un letto di seta scarlatte e candelabri in oro bianco. La schiena nuda dell'uomo lacerata da ditalini di ferro appuntiti decorati in diamanti che adornano i polpastrelli di lei, il sangue che sgorga ed esala quell'inebriante profumo metallico che smuove il mostro che quieta si trova dietro a quella maschera di divina perfezione, le iridi di lei rischiarate nell'emergere la sua reale natura, quella lucentezza sinistra di bramosia irrefrenabile e mentre lui affonda carezzevoli baci sulla pelle color avorio della Matrona del Piacere, i canini di lei vengono sguainati avvicinandosi alla giugulare che pulsa con incalzante desiderio crescente.

E la Dama Bianca cosa concede?
Tutto...
E il Malcapitato cosa riceve?
Tutto...
Aldilà di ogni immaginazione ed ogni parola che io possa scrivere in queste memorie per voi.

sabato 7 gennaio 2017

Sotto alla sottile cortina d'apparenza... un Abisso profondo


Contea di Blacksbury: Si sente da lontano, la puzza di Scozzese ed Irlandese quando varcano la porta del Messiah. Fra quelle mura consumate e pregne di odore di vino cotto e castagne sul camino acceso, gli avventori hanno un loro modo di riconoscerli: forse per quello strano accento che non tentano di nascondere di questi tempi, quegli abiti tradizionali indossati con orgoglio, il tono di colui/lei che dia l'idea di voler essere Padrone in casa altrui, le occhiatacce malevoli colpiscono come frecce e le nocche scricchiolano lasciando intendere la mancanta benevolenza... li al Messiah, dove dominano incontrastate le bandiere di Madre Inghilterra e c'è un altare dedicato alla Regina elevata a chissà quale divinità scesa in terra per salvare quella plebaglia dall'abbandono. E' una di quelle serate in cui la voglia di menare le mani è tanta e quando si presenta un'occasione ghiotta, si tuffano nella decadenza d'animo. Svago da plebaglia della peggior specie di cui a Blacksbury gronda. La coppia di forestieri scozzesi entrano armati di quei sorrisi timidi e sguardi traboccanti di speranza e accettazione ma quel kilt non è apprezzato fra quelle mura ed in pochi istanti, verranno circondati da ergumeni di grossa taglia. La povera fanciulla impaurita urta una piccola ragazzina bionda sbucata dal nulla, le mani sottili stringono il polso della malcapitata sgattaiolando via con abilità anticipando il peggio. Per il pover'uomo invece, non c'è nulla da fare, gli avventori lo circondano gettandosi su di lui mentre la porta d'ingresso sbatte e le fanciulle rincorrono la salvezza mentre il sangue, macchia il pavimento, fuoriesce dalla porta rubando il candore della neve caduta sulla piazza. 


Contea di Lazarus: La salvezza scalda i corpicini fragili delle due giovani fanciulle che corrono contro l'ostilità dell'aria gelida che taglia le guance rosse che si tingono di sangue, il respiro gela in una nuvoletta grigia intorno alle labbra violacee, cadono diverse volte tra le radici degli alberi a rallentate da fuga, le mani gelide che toccano la neve ad ammantare il bosco <Ti porto in un posticin in cui puoi esser al sicur!> cantilena mentre accende la lanterna, a rallegrare il sinistro presagio che cresce nell'animo e che spegne ogni speranza. Ore dopo emerge la via della salvezza dall'oscuro pericolo, la lanterna che galleggia nel molo mentre la risacca s'infrange contro le colonne di legno coperte di alghe che regge la Locanda di Nessy. La vita è salva, il tepore della locanda che rende doloroso il volto e le mani, il petto dolorante per l'aria geldia respirata fin'ora come i piedi feriti e dal colore violaceo posti dinnanzi al camino acceso. La rassicurazione nello sguardo di incrociare nella sala le icone scozzesi... quella sensazione di essere nel posto giusto e al sicuro, le giovani vengono aiutate dal connazionale scozzese nonchè locandiere che si offre volenteroso questa volta, ad accoglierle al sicuro, mentre fuori dalla finestra, oltre alla cortina dell'acqua del lago, si nasconde...
l'Orrore 

giovedì 5 gennaio 2017

Inaugurare un buon 48.d.Y.


Contea di Nottingale: un forestiero è riuscito a trafugare l'invito da una nobildonna che ha incontrato in una fredda notte di gennaio. Un invito in pergamena elegante rigida decorato a mano con un nastrino color beige stretto da una mano guantata di bianco presentandosi alla notte stabilita con un abito a modo fra i lussuosi cancelli del Vauxhall Garden lasciando dietro di se una scia di pettegolezzi e vanto personale. 

 
Era una festa segreta ed esclusiva nel secondo giorno dell'anno quando uno dei paggi accoglie gli occhi pieni di meraviglia di quel forestiero scampato alla guerra ed ora, presente in uno dei posti più esclusivi dove la ricchezza è uno schiaffo alla miseria che imperversa fuori da quella meraviglia. 
I giardini sono imbiancati di neve, i giardinieri sono intervenuti in modo di poter rendere la neve decorativa negli alberi sempreverdi, imbiancare i prati e gelare i laghetti per pattinarci sopra... 
All'interno del ristorante principale, sono stati serviti vino cotto speziato e tisane dalle più rare mescolanze provenienti dallo sperduto est e con alta probabilità, acquistati al mercato nero.
Un sottile senso di inquietudine accoglie il forestiero nell'accorgersi della strana invitata alla festa che ne rapisce l'animo gettandolo in quel sottile strato di terrore verso l'ignoto, incrocia lo sguardo con quella veletta ad ottenebrare il volto sconosciuto e un nastro di rappresentanza sul petto che la identifica nel suo ruolo nobile pubblico. Guanti color perla sull'abito ricco di dettagli di pizzo di rigoroso color nero dal sapore antico rispetto alla compagnia accanto a se, di colei che abbaglia ogni cor che presto ha soggiogato anche il cuore del giovane malcapitato. Capelli corvini setosi e brillanti acconciati sotto ad un cappello di pelliccia ad incorniciare quel "viso da regina", bianca come la neve su labbra a cuore di uno scarlatto color passione su un abito color borgogna a tratti liscio e a tratti in pelliccia moderno rispetto all'abito della donna accanto a se che scompare nella mente del giovane.
La nobile che offre generosamente una parola gentile, un inchino, prima che il giovane possa unirsi e scomparire nella festa assieme alle due tra i discreti sguardi degli ospiti divertiti.
 


domenica 1 gennaio 2017

Buon 48 d. Y.


Tutta la città: la città di Laddington ha festeggiato in modo quiete questo periodo festivo in cui la calma ha distillato il tempo che scorre assieme alla neve che ha attecchito al suolo. Blacksbury è addobbata con diverse corone di foglie e nastri rossi concessi dalla Drogheria, anche al Club Puntocroce ha avuto modo di poter rompere la sobrietà concedendo qualche lieto fiocco festoso di troppo. La vera notizia che da invidioso ad invidioso serpenteggia, è la festa privata consumata a Villa Lancaster assieme a pochi intimi, qualcuno mormora con alcuni dei personaggi di spicco cittadino ma tutto è stato tenuto adeguatamente segreto e nessuno è riuscito a corrompere la servitù fedeli solamente alla Lady.
Inizia l'anno così, in silenzio, senza funerali, morti o qualche nefasto evento oppure chiacchera malevole.
Un buon inizio infondo per Laddington per questo nuovo anno...


No?