Prelude: la Contea di Blacksbury
Blacksbury è la zona più vecchia della città di Laddington.
Un intricato groviglio di vie che si intersecano a disegnare un labirinto, gli edifici sono ammassati fra loro per fondersi in un tutt'uno, in un'amalgamarsi soffocante che esprime unità come il popolo di Blacksbury fa per difendersi da coloro che vengono da fuori, da quella sobrietà e bigottume che non hanno mai sposato e ne saputo giocare tanto bene alle sue regole prima di finire torturati, uccisi, emarginati o reietti.
Non importa di quale casta sociale appartieni.
Blacksbury coltiva in seno il seme del Male: la tentazione, il peccato e il libero pensiero. Tutte cose condannate dalla società attuale per la quale c'è la morte per coloro che si sottomettono. Qualche Nobile "Eroe" stanco di tanto sangue versato, a cui sta a cuore le sorti di queste persone "perdute", si è levato a sacrificio di tutto ciò che in questo momento può esistere. Un angolo in cui la "feccia" può essere allontanata dalla gente virtuosa e perbene, circoscrivere il "problema", proteggerli dagli strani pensieri che la "gente di Blacksbury" possono ispirare e spingere a fare con l'esempio. Anche loro hanno delle Leggi ferree a cui sottostare, infondo...
... chi fa parte di Blacksbury sposa uno stile di vita e di pensiero per la quale, non conosce altro modo di vivere per appagare un modo d'esser poco morale rispetto a canoni troppo rigidi per sopportare e sopravvivergli a lungo...
E' una questione di sopravvivenza. Fuori da ciò che Blacksbury offre, non si riesce sopravvivere se non soffocando se stessi, le fiamma del rogo e dell'eresi, rimangono una consapevolezza indelebile nell'animo di queste persone. Blacksbury è la salvezza da una vita condannata da quando ci si accorge di essere nella perdizione eterna e di non poterne fare a meno.
L'Eden di Blacksbury
Esiste un luogo di cui tutti sono a conoscenza ma nessuno ne parla e ne osa pronunciare il suo nome. Nel cuore di quel labirinto che si diramano come arterie pulsanti, c'è una porta diversa da tutte le altre, sopra c'è una lanterna che irradia una luce rossa e che qualche temerario lo appella come "Red Light". Per arrivarci, bisogna essere accompagnati da qualcuno che lo conosce per evitare il rischio di potersi perdere in quel labirinto sorvegliata dalle Sentinelle di Blacksbury, noti come malavitosi per controllare che il delicato equilibrio interno ed esterno non possa essere infranto. Oltre a quella porta, è l'Eden che si mostra dinnanzi all'occhio mortale, un mondo lontano dalla realtà e dalla miseria, fatto di lusso, eccessi e silenzi... perchè nessuno entra nell'Eden con il proprio volto scoperto e la propria identità, ci si cela dietro ad una maschera ed un'identità fittizia che a volte, ricalca il nome di un fiore o di un animale, per proteggersi da qualche ospite che ancora, non ha intuito le regole di questo particolare gioco che si chiama Omertà.
Il Ritorno del Re
La sera è appena calata e l'oscurità ha avvolto la città sopita nella neve, quel Fremito che scorre nel suo sangue lo ha condotto proprio li, davanti a quella porta con la lanterna rossa che illumina il vicolo. La mano guantata che si porta sulla maniglia per schiuderla ed entrare, l'uomo fa scivolare via il mantello per porgerlo al lacchè che di ricambio, offre la mezza maschera che porta sul viso a celare in realtà ben poco. I capelli sono medio lunghi e neri come la notte, legati da un nastrino del medesimo colore per lasciare scoperto il viso ovale dall'incarnato olivastro, le sopracciglia armoniose a gettare una leggera ombra sugli occhi neri decisi e magnetici, un bel naso a disegnare un profilo elegante su labbra non molto grandi ma carnose circondata da una barba folta e fitta ma ben curata, discretamente lunga senza sformare la linearità del suo viso, anche se la preferisce farla allungare. L'eleganza del suo modo distinto di fare che è pregna la sua essenza, vestito in modo elegante di un grigio scuro assieme al panciotto che snellisce la sua figura prima che lo sguardo vada a soffermarsi su di lei, la Regina di quell'Eden perduto.
Involontaria la scintilla che percorre gli occhi di lui e che la sua mente tenta disperatamente di sminuire un sentimento che lo scuote, quel sorriso involontario che tenta invano di nascondere per avere sempre il controllo, sempre quel buon gusto che lo schiavizza, la sicurezza che traballa e che ostenta per avvicinarsi a lei in modo silenzioso, in un modo tutto suo di cui lei non può farne a meno.
La Regina rimane impietrita nel vederlo, quella statua vivente che nell'attimo in cui incrocia il suo sguardo riaffiorano ricordi, la sua natura immortale così annoiata e sopita che si risveglia e avampa quando il braccio circonda la sua vita e il suo viso si accosta a quello di lei per baciarla sulla guancia.
Quanto gli è mancato il suo odore? Socchiude lo sguardo per sentire quelle gelide labbra posare sulla guancia di lei, un sussulto nell'animo mentre le dita stringono la spalla appoggiata li per accompagnare la sua vicinanza.
<Come stai cara?> si scosta nel sorriderle guardandola verso il basso
<Avrei dovuto distruggerti quando avevo la possibilità Anthony> si specchia nei suoi occhi <ma l'Immortalità sarebbe divenuta così noiosa senza una vendetta da coltivare, senza un fuoco da spegnere o da domare...>
Lui le sorride divertito <La tua sincerità è fonte di apprezzamento... mia cara>...

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